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Corso di Linfodrenaggio

CORSO DI LINFODRENAGGIO MANUALE: DI CHE COSA SI TRATTA?

Il linfodenaggio manuale è una tecnica di massaggio raffinata e delicata, basata su manovre massima spinta e bassa pressione, caratterizzate da percorso circolare, ellittico o a spirale a seconda dei casi e delle zone da trattare.
Ogni porzione della mano del massaggiatore può essere impegnata nel lifodrenaggio manuale: eminenze tenar e ipotenar, palmo, dita e punta delle dita. Lo scopo finale è quello di aiutare il deflusso della linfa in direzione delle stazioni linfonodali e in ultima istanza al “terminus”, ovvero al punto nel quale la linfa rientra nel circolo sanguigno a livello delle vene succlavie (ubicate accanto alle clavicole e allo sterno).
Durante il corso di è innanzitutto necessario studiare anatomia e fisiologia del sistema linfatico, in quanto senza queste nozioni non è possibile comprendere le procedure alla base della tecnica di linfodrenaggio manuale.
In un secondo tempo si potrà passare alla pratica. Un buon corso di linfodrenaggio manuale prevede la dimostrazione delle manovre da parte dell’insegnante seguita dall’esercitazione supervisionata degli allievi, che devono essere corretti fin da subito per evitare che automatizzino movimenti non idonei. Dopo le normali difficoltà iniziali dovute alla particolare leggerezza e raffinatezza delle manovre che caratterizzano il linfodrenaggio manuale secondo Vodder, gli allievi acquisiscono in genere sufficiente sicurezza e si concentrano mano a mano sulle esigenze del ricevente, adattandosi alla “qualità” della pelle, alla tonicità dei muscoli e alle forme uniche di ogni persona.
E’ importante che, fin dall’inizio del corso di linfodrenaggio manuale, l’insegnante porga attenzione alla postura degli allievi, che deve essere ergonomica in maniera da sfruttare il campo di forze nel quale il massaggiatore si muove, senza forzature  che rendono l’azione dispendiosa e possono predisporre a problematiche come il mal di schiena.
In definitiva un buon corso di linfodrenaggio manuale deve rispettare dei seri e corretti criteri di insegnamento che sono garantiti dalla nostra Associazione Accademia Oleòs grazie alla professionalità dei propri insegnanti.

Di seguito alcuni passi tratti dal manuale teorico ufficiale distribuito durante i corsi di linfodrenaggio di Accademia Oleòs.

MANUALE DEL CORSO DI LINFODRENAGGIO
(Propietà riservata, Copyright Accademia Oleòs APS, vietata ogni riproduzione)

INTRODUZIONE

Fino a pochi anni orsono il sistema linfatico è stato poco considerato in medicina.
Ciò, sicuramente, era in parte dovuto alle difficoltà d’indagine anatomica causate dalla sottigliezza dei vasi linfatici, superate solo di recente grazie all’introduzione del microscopio elettronico e di quello a scansione.
Ciò nonostante rimangono ancora diversi interrogativi sul ruolo del sistema linfatico ed è sufficiente dare un’occhiata ai testi di anatomia e di fisiologia per comprendere come la questione linfatica sia ancora sottovalutata: così in caso di edema si arriva al versante linfatico per esclusione, privilegiando ancora l’aspetto flebologico e metabolico.

GENERALITA’

Il sistema linfatico può essere considerato una componente specializzata del sistema circolatorio con due funzioni primarie:

– il mantenimento dell’equilibrio dei liquidi corporei;

– la funzione immunitaria.

Il plasma sanguigno (componente idrica) che circola nei capillari arteriosi filtra negli spazi interstiziali (tra le cellule) e da qui viene assorbito dalle cellule o rientra nel circolo sanguigno tramite i capillari venosi.

Tuttavia una piccola percentuale di plasma non è utilizzata o riassorbita e tende a ristagnare negli interstizi. Se questa situazione si protrarrebbe anche per breve tempo, si andrebbe incontro alla formazione di un edema (gonfiore) consistente.
Tutto ciò è evitato dalla presenza dei capillari linfatici che drenano il plasma e gli elementi in esso contenuti e tramite un  sistema di canali lo convogliano al sangue venoso prima che esso raggiunga il cuore. In questa maniera l’equilibrio idrico del corpo viene mantenuto costante.

Lungo la strada che porta nella zona sotto-claveare dove la linfa rientra nel circolo ematico a livello delle vene succlavie, sono situati diversi linfonodi, da soli o più facilmente riuniti in gruppi, che “purificano” letteralmente la linfa, grazie alla presenza di cellule del sistema immunitario, e la rendono sterile. In questa maniera si estrinseca anche la funzione immunitaria del sistema linfatico.

Altri elementi che fanno parte del sistema linfatico sono:

– midollo osseo;

– la milza;

– il timo;

– le tonsille;

– i follicoli linfatici delle mucose.

Questi elementi non verranno approfonditi in quanto non interessano direttamente il lavoro di linfodrenaggio manuale.

LA LINFA

La linfa è un liquido incolore e trasparente che scorre all’interno dei vasi linfatici e dei linfonodi.

Normalmente scorre nel sistema linfatico una quantità pari a 2,5/3 litri di linfa al giorno, ma si può salire in maniera relativamente rapida fino a 20 litri in caso di necessità.

Poco più della metà della linfa che fluisce giornalmente nel dotto toracico proviene da fegato e intestino tenue.

Si distingue una linfa interstiziale, o pre-linfa, dalla una linfa vascolare o propriamente detta, ma si tratta di una suddivisione più teorica che pratica, dato che queste due componenti sono assai simili e in continuo intercambio.

Si distingue poi una linfa periferica, quella che non è passata ancora dai linfonodi, una intermedia che è passata da alcune stazioni linfonodali, e una centrale che è contenuta nei vasi di maggior calibro ed essendo ormai sterile è pronta per essere immessa nel circolo sanguigno.

Il liquido interstiziale è formato dal ultra filtrato del plasma sanguigno al quale vanno ad aggiungersi i prodotti del metabolismo cellulare a formare appunto la linfa interstiziale.

La composizione della linfa periferica/intermedia è di difficile determinazione a causa delle difficoltà di prelievo e delle numerose variabili che possono intervenire nella linfogenesi nei diversi distretti corporei: variazioni della temperatura che altera la permeabilità capillare vascolare, variazione della concentrazione proteica nel sangue, variazione della viscosità del sangue, variazioni ormonali, assunzione di farmaci, ecc.

E’ stata invece determinata la composizione della linfa centrale, la quale alla pari del sangue è formata da due parti: una plasmatica, costituita da liquido e soluti in esso disciolti, una orpus colata o cellulare, formata da elementi figurati o cellule.

Nella parte plasmatica sono contenuti proteine, elettroliti, glucosio, azoto, colesterolo, ferro, ormoni ed enzimi. A tal riguardo la linfa non si discosta come composizione dal sangue, fatta eccezione per una minor concentrazione proteica.

La linfa centrale è comunque più proteica della periferica in quanto contiene linfa che viene da tutte le parti del corpo, compresa quella riccamente proteica proveniente da fegato e intestino tenue.

Il colesterolo e i grassi sono presenti mediamente in maggior quantità soprattutto dopo un pasto, in quanto è noto che l’assimilazione dei grassi avviene in buona parte per via linfatica a mezzo di fini espansioni all’interno dei villi intestinali (vasi chiliferi)

Nel plasma è contenuto anche una notevole quantità di fibrogeno che è uno dei responsabili del processo di coagulazione, formando dei tappi all’interno dei vasi, che comportano la trombosi dei vasi linfatici. In questo caso si crea stasi linfatica, soprattutto nelle persone che non hanno un circolo collaterale di supplenza.

Riguardo la parte orpus colata essa è formata in gran parte da linfociti, quindi da globuli bianchi, globuli rossi ed altre cellule di transizione e non classificate.

VASI LINFATICI

I vasi linfatici sono presenti  nella fascia di tutti gli organi fatta eccezione per il sistema nervoso centrale, ossa, cartilagini, unghie e capelli.

Originano come microscopici capillari a fondo cieco alla stregua delle dita di un guanto. Non essendovi continuità tra un sistema vascolare e l’altro, come avviene nel sistema circolatorio sanguigno che è per questo definito “chiuso”, il sistema linfatico è considerato “aperto”.

I capillari linfatici che originano dai villi dell’intestino tenue sono chiamati vasi chiliferi.

Come i rami di un albero, i capillari linfatici si congiungono poi a formare rami più grossi che successivamente si congiungono a formare rami più grossi fino a formare un tronco.

In quest’ottica i vasi linfatici possono essere classificati in vasi di piccolo, medio e grande calibro e dotto toracico, il maggiore di tutti i vasi.

Un’altra classificazione li identifica come capillari, pre-collettori e collettori.

Tutti i vasi linfatici confluiscono infine nei due tronchi principali: il dotto toracico e il tronco linfatico destro.

In funzione della loro posizione rispetto ai linfonodi possono essere classificati come pre-linfonodali e post-linfonodali.

I capillari sono in gran numero, superiore a quello dei capillari sanguigni, e sono riccamente anastomizzati tra loro (congiunti) in maniera da poter deviare la linfa da un distretto edematoso verso una regione attigua non edematosa.

La linfa perviene ai capillari scivolando su fibrille poste nell’interstizio che prendono il nome di vie pre-linfatiche.

I capillari linfatici sono costituiti da un unico strato di cellule endoteliali  piatte e sottili sovrapposte tra loro come tegole, entro le quali vi è una fessura che per quanto piccola è superiore a quella dei capillari sanguigni, giustificando la permeabilità importante del sistema.  I capillari linfatici sono privi di valvole ma le cellule endoteliali sono dotate di un movimento unidirezionale che serve da vero e proprio apparato valvolare utile al solo ingresso della linfa, senza che essa possa refluire in direzione contraria. Le cellule endoteliali poggiano su una membrana basale fenestrata.

Non posseggono tunica muscolare ne collagena e tantomeno una membrana avventizia, per questo non essendoci strutture rigide che si oppongano alla pressione esterna, sono leggeri e sottili come fili di seta e facilmente traumatizzabili.

Man mano che aumentano di diametro i vasi linfatici assumono l’aspetto dei vasi venosi. Nei pre-collettori sono presenti fibre muscolari ed elastiche, che rendono il movimento della linfa non solo passivo.

Nei collettori la parete si suddivide in più strati. Parete intima, formata da cellule endoteliali si tratta di quella più interna; Parete media, formata da fibre muscolari ed elastiche; Parete avventizia, è lo staro più esterno di tipo connettivale. Questa struttura permette ai collettori di mantenere un lume costante indipendentemente dal contenuto a differenza dei piccoli vasi che sono deformabili.

Con l’aumento di diametro i vasi linfatici assumono anche il tipico aspetto a collana di perle. Questa forma è dovuta al susseguirsi di restringimenti in presenza delle inserzioni valvolari.
Ogni unità strutturale del vaso linfatico prende il nome di linfagione e s’identifica come lo spazio tra una valvola e la successiva.

Le valvole linfatiche sono a nido di rondine, simili a quelle venose, e grazie alla loro conformazione permettono in un sistema a bassa pressione la circolazione del liquido in un solo senso.

In concomitanza dell’inserimento nella capsula linfonodale vi è un particolare apparato antigravitazionale di tipo muscolare che impedisce il reflusso della linfa dal linfonodo al vaso di provenienza.

I linfagioni si contraggono sotto l’azione della muscolatura intrinseca. La frequenza di contrazione a riposo è di circa 5-7 cicli al minuto e tende ad aumentare in caso di riassorbimento di edemi.

In presenza di edemi infatti la pressione interna esercitata dal liquido aumenta e distende il vaso, in questa maniera sono stimolati i corpuscoli sensitivi presenti all’interno del linfagione che inviano impulsi al midollo spinale con conseguente risposta contrattile della muscolatura involontaria (arco riflesso neuro-motorio). La risposta contrattile è proporzionale allo stiramento fino ad un certo livello oltre il quale la muscolatura collassa e non risponde più.

Sotto alla capsula si distinguono altri due strati: esternamente quello corticale e internamente quello midollare.

Dalla capsula si diramano internamente dei setti fibrosi nella zona corticale. Tra questi setti sono situati noduli o follicoli. Lo spazio tra noduli e follicoli è detto seno. Questi seni formano una sorta di percorso ricco di cellule immunitarie all’interno del quale la linfa percola lentamente. Ogni nodulo corticale è formato da un ammasso di linfociti che circondano un’ area detta centro germinativo. Quando si presenta un’infezione i centri germinativi cominciano a rilasciare linfociti B e T che una volta maturi diventano plasmacellule in grado di produrre anticorpi.
La parte midollare interna del linfonodo è composta sempre da seni e da linfociti disposti in cordoni.

I seni corticali e midollari sono delimitati anche da cellule endoteliali reticolari specializzate, dette macrofagi fissi, capaci di fagocitosi e utili al metabolismo del linfonodo.

(Tratto dal manuale del Corso di Linfodrenaggio della Scuola Massaggi Oleòs di Milano).

www.corsimassaggio.net